Lotta Incendi – La Campania si muove


Bosco in fiamme

La Regione Campania partecipa anche quest’anno con un finanziamento ai vigili del fuoco nella lotta agli incendi estivi, sia per il calore che quelli dolosi.

“Abbiamo firmato – spiega il governatore Vincenzo De Luca al termine dell’incontro nella Prefettura di Napoli con il dipartimento dei vigili del Fuoco e il ministero dell’Interno – un accordo per la tutela dei cittadini e sugli incendi nella Terra dei Fuochi e nelle zone montane.

I vigili del fuoco hanno deciso anche di instaurare una struttura ad hoc per il Parco del Cilento che ha registrato parecchi incendi lo scorso anno. Ci stiamo preparando al meglio e contiamo anche sul senso di responsabilità dei cittadini e sull’aiuto delle forze di volontariato, per il resto siamo pronti a fare fronte a qualunque emergenza”.

La lotta agli incendi boschivi avviene tramite le classiche norme di comportamento da tenere a mente quando si va a fare un pic-nic in montagna (come l’accensione dei barbecue, lo spegnimento dei mozziconi, i rifiuti plastici abbandonati) ed anche con la selvicoltura preventiva, il cui obiettivo è la cura dei boschi pre-incendio, attraverso la creazione di viali tagliafuoco e la riduzione di biomassa nei boschi sovraffollati, permettendo di ridurre, in caso di incendio, il passaggio del fuoco da una chioma all’altra dell’albero.

Inoltre, da alcuni anni si sta attuando in campo anche una nuova tecnica, il fuoco prescritto, che consiste nel prevenire gli incendi boschivi attraverso l’uso del fuoco stesso. Questo, infatti, quando controllato (da operatori AIB addetti allo spegnimento), permette di creare nel bosco delle vere e proprie “zone” prive di infiammabilità, in modo che il fuoco “distruttivo”, quando passa, non trova il combustibile di cui ha bisogno per alimentarsi e si estingue.

Visto che, a poco a poco, le nostre foreste stanno scomparendo, è estremamente importante focalizzarsi sulla prevenzione, intervenendo prima che intere montagne vengano travolte dal fuoco.

Articolo di Matteo Annunziato – Volontario

I NUCLEI NBCR


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Quando parliamo di rischio va considerata anche la sua possibilità o potenzialità perché non si ha la certezza che un fenomeno accada, né che abbia una certa intensità o che provochi determinate conseguenze.

Per questo motivo il sistema di Protezione Civile considera tra i rischi anche quelli derivanti da eventi di origine antropica.

Per valutare concretamente un rischio, non è sufficiente conoscerne la pericolosità, occorre anche stimare attentamente l’esposizione, cioè le vite e i beni presenti sul territorio che possono essere coinvolti da un evento e la loro vulnerabilità rispetto agli eventi presi in considerazione.
A volte ci troviamo di fronte a delle situazioni di rischio altamente improbabili o del tutto impensabili, come il verificarsi di emergenze in zone del pianeta in cui la resilienza della popolazione è fortemente ridotta a causa della presenza di conflitti o instabilità politico-militari.

Questo aspetto interessa appunto il Meccanismo Europeo di Protezione Civile. In particolare, dopo l’evento definito “black swan” relativo agli attacchi alle Torri Gemelle dell’ 11 settembre 2001, il Ministero dell’ Interno ha elaborato diverse strategie di prevenzione e pianificazione di interventi per garantire un soccorso efficace. Numerose sono state nelle ultime settimane le notizie riguardo ad un possibile utilizzo di pratiche non convenzionali nel conflitto fra Ucraina e Russia, o le preoccupazioni per la stabilità della centrale nucleare presente a Zaporizhzhia. Al di là di questo, è importante sapere che in caso di rischio nucleare, ed altri casi connessi a questi attacchi di tipo “non convenzionale”, intervengono dei nuclei di soccorso specifici.
Sono i nuclei NBCR, presenti ad oggi su tutto il nostro territorio nazionale.

Ma cosa significa NBCR? Chi sono? Che cosa fanno?
Innanzitutto il termine NBCR è acronimo di Nucleare – Biologico – Chimico – Radiologico. Ne fa parte un gruppo specializzato di Vigili del fuoco, chiamato ad intervenire in caso di situazioni eccezionali e nelle condizioni più difficili a causa della presenza di sostanze potenzialmente pericolose per la pubblica incolumità (ad esempio contaminazione da radiazioni nucleari, attentati con armi non convenzionali, rilasci di sostanze pericolose come gas o carburanti a seguito di incidenti).

Come entrano in azione?
Gli specialisti del nucleo NBCR vengono impiegati a seguito del verificarsi di crisi che comportano il rilascio in aria di agenti chimici, biologici, nucleari o esplosivi che sono dannosi per l’uomo. Gli operatori sono equipaggiati con particolari tute scafandrate per la protezione personale, dotate di auto protettori che consentono la respirazione anche in ambienti contaminati. Hanno in dotazione:
-maschere antigas;
-rilevatori di sostanze pericolose, strumenti PID-MIS;
-sensori elettrochimici;
-particolari mezzi come l’IVECO-ONE, un’unità mobile progettata proprio per la rilevazione di agenti chimici e nucleari, per la decontaminazione di persone, veicoli e terreno, nonché per il recupero delle sostanze pericolose.
Durante il loro intervento sul territorio provvedono al salvataggio delle persone ed alla divisione in zone di pericolo dell’aria che viene chiamato tecnicamente “zoning”. Si va ad identificare un’area rossa, più contaminata e a maggior rischio, un’area arancione di transizione, e infine un’area verde di decontaminazione e da dove vengono condotte le operazioni.

Periodicamente vengono effettuati addestramenti tenendo conto dei diversi scenari, come ad esempio il recente programma di formazione ed esercitazione RESIST, ideato per rafforzare la capacità di intervento degli operatori di infrastrutture critiche in caso di emergenze NBCR. Un’infrastruttura può essere una linea di trasporto, un impianto di generazione di energia, una linea che gestisce comunicazioni, un ospedale. Innovativa è stata l’attivazione di un drone, ancora in fase sperimentale, integrato con sensori radiologici, i cui dati venivano trasmessi in tempo reale alla sala d’emergenza.

L’obiettivo di queste esercitazioni è dunque la consapevolezza che è necessario sempre operare in tre direzioni: preparazione, prevenzione e protezione.

Articolo di Valeria Casaburi – Volontaria

30 ANNI DEL 118 E LA CHIAMATA D’EMERGENZA


118 30 ANNI

Oggi, 27 Marzo 2022, si festeggia il trentennale di un servizio gratuito e fondamentale, l’istituzione sul territorio nazionale del 118. 30 anni fa è stato istituito a livello nazionale, ma in realtà l’idea di un numero gratuito per le emergenze sanitarie è nato circa 2 anni prima, nel 1990 a Bologna. Una sperimentazione ben riuscita, in quanto nel giro di 2 anni il decreto del Presidente della Repubblica ne consentì la realizzazione anche nelle altre città, seguendo il modello delle centrali operative sperimentate a Bologna.

In 30 anni il servizio si è evoluto con l’evolversi della tecnologia: la maggiore diffusione di telefoni cellulari prima, e di smartphone ora, che consentono anche l’attivazione di videochiamate, la possibilità di attivare l’elisoccorso, applicazioni che con uno smartphone ci permettono di trovare i defibrillatori più vicini a noi, ecc.

Anche se ora si sta diffondendo sempre di più l’uso del Numero Unico di Emergenza, ovvero il 112, che poi smista le chiamate in base all’emergenza in corso, il 118 resta comunque attivo, e va utilizzato quando si vuole richiedere un intervento sanitario per qualcuno che è in pericolo di vita, o in linea generale in casi urgenti.

La chiamata di emergenza resta sempre la stessa, da 30 anni a questa parte, andiamo a ripercorrerla ricordandoci sempre che è quanto mai fondamentale mantenere la calma, non farsi prendere dal panico e parlare con chiarezza.

 

LA CHIAMATA DI EMERGENZA

– Iniziamo con una presentazione, comunicando il nostro nome e cognome e il numero di telefono dal quale stiamo chiamando.
– Passiamo col descrivere la posizione in cui ci troviamo, in cui è accaduto l’evento, comunicando quanti più punti di riferimento possibili: città, via e numero civico, nome sul campanello se si è in casa, un negozio o un punto di riferimento ben visibile se si è in strada.
– Dopodiché passiamo col descrivere l’evento o la situazione che ci troviamo davanti: quante sono le persone coinvolte, i danni che hanno subito e la dinamica dell’evento se si era presenti.
– Se è possibile, provare anche a dare una descrizione delle condizioni delle persone coinvolte (se sono coscienti, se respirano oppure no) può essere d’aiuto all’operatore per inviare sul posto il personale più adatto.
– Se è stata effettuata anche qualche manovra di primo soccorso, è bene descriverla.
– Successivamente passiamo ad ascoltare le indicazioni e le domande dell’operatore, ricordandoci che resterà sempre in linea con noi fino all’arrivo dell’ambulanza, quindi mai riattaccare.

Se dimenticate qualche passaggio, non preoccupatevi, sarà l’operatore stesso a guidarvi con le domande adeguate, l’importate è, come detto in precedenza, mantenere la calma e non farsi prendere dal panico, in quanto allungherebbe solamente i tempi di intervento!

Articolo di Mario Antonio Conte – Volontario

NUOVO DECRETO COVID: LA FINE DELLE RESTRIZIONI


COVID-19 Coronavirus Vaccine and Syringe with flag of Italy Concept Image

Alcuni giorni fa è stato emanato il nuovo decreto Covid, che rispetto a quelli precedenti ha dato ampio spazio alla rimodulazione del green pass, modificando/eliminando quasi tutte le restrizioni presenti fino ad oggi, già dal 1 Aprile. Dal giorno indicato, infatti:

  • Terminerà la suddivisione delle Regioni in colori (giallo, arancione e rosso);
  • Per i lavoratori over 50 basterà il green pass base, quindi non sarà più necessario il super green pass;
  • Non ci saranno più le quarantene da contatto. Sarà in isolamento solo chi risulterà positivo al Covid;
  • Non sarà più richiesto il green pass nei bar e nei ristoranti all’aperto.

Inoltre, dal 1 Maggio:

  • Rimane l’obbligo del green pass solo per gli ospedali;
  • Non sarà più obbligatorio indossare la mascherina (anche nei luoghi chiusi).

Quando abbiamo sentito per la prima volta parlare di Covid, due anni fa, pensavamo che l’emergenza si risolvesse in poche settimane, che poi son diventati mesi, e poi anni.

Sono state tante le cose che ci son mancate, basti pensare a quelle piccole azioni quotidiane a cui prima non davamo peso, che poi si sono rivelate speciali per noi, come un abbraccio, una passeggiata al parco, un caffè con un amico.

Fortunatamente, anche grazie alle vaccinazioni di massa, siamo riusciti a trovare un compromesso, conquistando un ritorno alla normalità di cui tutti avevamo bisogno.

E se il 2021, insieme al 2020, sono stati gli anni della distanza, ci auguriamo che il 2022 possa essere l’anno dell’empatia, della solidarietà e della gentilezza.

Articolo di Esposito Emilia – Volontaria

IL MECCANISMO EUROPEO DI PROTEZIONE CIVILE E GLI AIUTI IN UCRAINA


Europa Ucraina

Durante questo periodo sentiamo spesso che i vari aiuti (intesi come medicinali e materiale per la prima assistenza alla popolazione) per la guerra in Ucraina, inviati dalle diverse regioni italiane al dipartimento, vengono poi rispediti al centro logistico del Meccanismo Europeo.

Ma cos’è questo Meccanismo Europeo di Protezione Civile?
In poche parole è un “ente” che coordina le varie risorse di protezione civile su scala europea. In buona sostanza, tutti i Paesi che ne fanno parte mettono a disposizione le proprie risorse per aiutare un altro Paese (anche non facente parte del Meccanismo Europeo) nel corso di un’emergenza, permettendogli di fronteggiarla al meglio e senza però, cosa importante, sostituirsi completamente al Paese colpito.
Il Meccanismo Europeo, nato verso la fine degli anni 90, è stato attivato in numerosi casi, anche al di fuori dell’Unione Europea, come gli attentati dell’11 Settembre, i numerosi uragani negli Stati Uniti e diversi terremoti in paese extra UE.

L’importanza del Meccanismo la si può percepire anche guardando agli eventi dell’ultima estate, quando si è attivato per l’organizzazione di una lotta antincendio boschiva in tutta la zona Europea, compresa l’Italia. Diversi Canadar ed elicotteri messi a disposizione dagli stati membri del Meccanismo ed inviati in paesi facenti parte dell’UE ed extra UE come la Turchia, Albania e Macedonia del Nord.

Purtroppo però il Meccanismo Europeo è stato riattivato poco prima dell’invasione Russa in Ucraina. Proprio l’Ucraina è stata previdente, chiedendo aiuto in anticipo ed inviando la richiesta di assistenza al Meccanismo Europeo, che si è immediatamente attivato con l’invio di forniture essenziali come: mascherine, guanti, medicinali vari, tende, coperte, gruppi elettrogeni, ecc. Una lunga lista di materiali e beni per la prima assistenza alla popolazione che però danno l’idea di come il Meccanismo Europeo decide di muoversi ogni volta. Anche l’Italia ovviamente non ha fatto mancare il suo apporto, con l’invio di 200 tende e numerosi pallet di medicinali e prodotti elettromedicali al centro logistico del Meccanismo in Polonia.

L’unica nostra speranza è che l’invio di materiali e beni non sia più necessario, auspicandoci la fine della guerra.

Articolo di Mario Antonio Conte – Volontario

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