L’ABBANDONO DEGLI ANIMALI IN ESTATE


Abbandono-animali

Ogni anno il numero degli animali abbandonati aumenta, un trend negativo che ha il suo picco nel periodo estivo.

Cani e gatti si ritrovano in una nuova casa in occasioni di festività, come quelle natalizie, o di un compleanno, regalati semplicemente come se fossero giocattoli e con altrettanta facilità abbandonati sul ciglio di una strada perché diventano “un peso” quando si deve andare in vacanza.

La realtà purtroppo è questa: si deve andare in ferie e il cucciolo preso qualche mese prima diventa un ingombro. E’ importante riflettere quando si vuol prendere un animale in casa, valutare bene il tempo che gli si può dedicare e le responsabilità che ciò comporta. Se ci si rende conto, ancor prima di prendere il cucciolo, che non si è in grado di accudirlo, allora il nostro consiglio è quello di non prendere nessun animale domestico. Non solo perché l’abbandono è punito dalla legge, ma anche perché si fa soffrire un animale, considerando che la maggior parte degli animali abbandonati muoiono di fame o investi da un’auto.
Ma se si è convinti della propria scelta, allora vi sono diverse soluzioni per quando si va in vacanza.

Infatti negli ultimi anni, vi è stato un notevole aumento di alberghi e lidi pronti ad ospitare sia noi che il nostro amico a 4 zampe. Non solo lidi, ma anche le spiagge pet-friendly ed attrezzate sono in aumento. Per quanto riguarda la ricerca di alberghi, oltre ai classici siti di ricerca di hotel che hanno aggiunto un filtro apposito per i nostri animali, vi sono anche siti di ricerca specifici come https://www.mypethotel.it/
Per quanto riguarda lidi e spiagge attrezzate, con una semplice ricerca online troviamo subito quello che fa per noi presso ogni meta turistica.

L’abbandono quindi non deve mai essere la soluzione: possiamo lasciare il nostro amico in strutture attrezzate o da amici o parenti, oppure portarlo con noi in vacanza. Le soluzioni non mancano, dagli alberghi alle spiagge attrezzate.

Non abbandonate i vostri animali per le vacanze, portateli sempre con voi!

 

Articolo di Mario Antonio Conte – Volontario

SICUREZZA AL MARE


Sicurezza Mare

Con la fine dell’anno scolastico e il definitivo avvio della stagione estiva si inizia a respirare profumo di sole e di mare. Un binomio questo, che vuol dire soprattutto divertimento e spensieratezza, ma che in alcuni casi può nascondere pericoli inaspettati che possono mettere a repentaglio la vita dei bagnanti, in particolare per i più piccoli, la cui sicurezza dovrebbe essere maggiormente monitorata anche se nel periodo estivo c’è la tentazione di rilassarsi e di abbassare la guardia da parte dei genitori.

Elenchiamo quindi alcune regole per poter vivere le giornate di mare in sicurezza:
– valutare le proprie capacità natatorie:
‘Saper nuotare’ significa spostare la maggior quantità di acqua possibile intorno al corpo per poter avanzare velocemente, galleggiare con facilità e saper respirare correttamente, cioè col viso immerso in acqua in fase di espirazione e bocca fuori dall’acqua per l’inspirazione; chi rimane a galla a malapena e/o si sposta in acqua sempre con la testa fuori dall’acqua è un potenziale annegato.
– mai stare da soli in acqua soprattutto quando la spiaggia non è sorvegliata poiché basta un crampo o una paura improvvisa per rischiare la vita
– evitare lo shock termico:
ciò significa evitare di bere bevande ghiacciate prima di entrare in acqua, e in ogni caso immergersi gradualmente dopo l’esposizione al sole o quando si è troppo accaldati; la temperatura corporea è pari ai 36,7 gradi, mentre quella dell’acqua può oscillare tra i 18 e 27 gradi. Lo sbalzo termico provoca una reazione tanto maggiore nel nostro corpo quanto più l’acqua è fredda e l’entrata in acqua è brusca.
– prestare sempre attenzione a dove ci si tuffa
– non forzare le proprie capacità spingendosi al largo se non si è in grado di tornare indietro o non si è dei validi nuotatori
– immergersi in apnea o nelle uscite in mare segnalando la propria posizione con il pallone segnasub, e sempre in acque poco profonde e sorvegliante di modo che si possa intervenire in caso di malore.
-prestare attenzione alla segnaletica delle bandiere in spiaggia. Se viene esposta la bandiera rossa significa che le condizioni sono sfavorevoli o pericolose per i bagnanti.

Se ci troviamo nella situazione di dover aiutare una persona o un bambino in una situazione di difficoltà, cosa si può fare?

– Richiamare l’attenzione di un bagnino, o in assenza di questo, prestare soccorso soltanto se potete portare con voi un mezzo galleggiante che aiuti entrambi, poiché la persona in difficoltà o a rischio annegamento una volta soccorsa, in piena crisi di panico si aggrapperà a voi con tutte le proprie forze, mettendo in pericolo anche la vostra vita.

Una volta riportata a riva distendetela e aiutatela a riprendere una corretta respirazione; se invece è incosciente, é importante chiamare subito i soccorsi e verificare la presenza del battito cardiaco e della respirazione (manovra GAS) ed in caso di assenza, iniziare a praticare il massaggio cardiaco o provare a liberare le viene aeree ostruite con le opportune manovre.

 

Articolo di Valeria Casaburi – Volontaria

L’IMPRONTA ECOLOGICA COME INDICE DI SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE


Impronta Ecologica

L’impronta ecologica rappresenta l’area totale di ecosistemi terresti ed acquatici richiesta per produrre le risorse che una determinata popolazione umana (un individuo, una famiglia, una comunità, una regione, ecc) consuma per assimilare i rifiuti che la stessa popolazione produce. E se lo spazio bioproduttivo richiesto é maggiore di quello disponibile, possiamo ragionevolmente affermare che il tasso dei consumi non è sostenibile.
L’analisi capovolge completamente la domanda tradizionale, così che invece di chiedersi “quante persone può sopportare la terra?”, il metodo del calcolo dell’impronta ecologica trasforma la domanda in “quanta terra ciascuna persona richiede per essere supportata?“.

L’impronta ecologica è data dalla somma di sei diverse componenti: la superficie di terra coltivata necessaria per produrre gli alimenti, l’area di pascolo necessaria per produrre i prodotti di origine animale, la superficie di foreste necessaria per produrre legname e carta, la superficie marina necessaria per produrre pesci, la superficie di terra necessaria per ospitare infrastrutture edilizie e la superficie forestale necessaria per assorbire le emissioni di anidride carbonica risultanti dal consumo energetico dell’individuo stesso. Questa é normalmente calcolata in ettari pro capite.
Le diverse nazioni, però, contribuiscono in modo diseguale all’impatto: i paesi più ricchi hanno un consumo di risorse ed una produzione di rifiuti pro capite molto più elevata di quella dei paesi poveri.

Essendo il capitale naturale il nostro bene comune é indispensabile riorganizzare i livelli di redistribuzione, secondo un principio di equità.
Per esempio, dalle ultime statistiche rilevate, l’Italia ha un impronta ecologica di 2.6 pianeti terra, più del Brasile che impatta per 1.8 pianeti, ma meno dell’Australia che impatta quanto 5.2 pianeti.
Il WWF Svizzera, ha messo a disposizione un calcolatore automatico di impronta ecologica per singolo individuo e/o famiglia, lasciando alcuni consigli per ridurre l’impatto sull’ecosistema e fare scelte di vita più sostenibili.

E tu, quanto impatti? Faccelo sapere nei commenti dopo aver svolto il test:
https://www.wwf.ch/it/vivere-sostenibile/calcolatore-dell-impronta-ecologica

 

Articolo di Emilia Esposito – Volontaria

RISPARMIO ELETTRICO ESTIVO


Energia Green

Con l’arrivo del caldo estivo e il conseguente utilizzo dei sistemi di raffreddamento come ad esempio i condizionatori, è molto importante contrastare il dispendio di energia elettrica per ridurre al minimo le emissioni di CO2 nell’atmosfera.
ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) spiega praticamente come si può risparmiare sulle bollette, salvaguardare l’ambiente e contribuire a ridurre la dipendenza dal gas metano anche utilizzando i condizionatori nei mesi estivi.

Di seguito gli accorgimenti utili alla causa:

1. Non raffreddare troppo l’ambiente e attenzione all’umidità
Il più delle volte, due o tre gradi in meno rispetto alla temperatura esterna sono già sufficienti. Inoltre, per scongiurare la sensazione di caldo opprimente, spesso può bastare l’attivazione della funzione “deumidificazione”, in quanto l’umidità presente nell’aria fa percepire una temperatura ben più elevata di quella reale.

2. Chiudere le persiane durante le ore più calde
È abitudine comune lasciare le persiane aperte anche quando non si è in casa, permettendo al calore di entrare attraverso gli infissi. Attivando il climatizzatore al rientro in casa, questo si trova a dover soddisfare un elevato fabbisogno di energia per raffrescare gli ambienti. Chiudere le persiane, abbassare le tapparelle o comunque schermare i serramenti nelle ore centrali delle giornate estive consente di ridurre gli apporti solari in ingresso all’abitazione e, conseguentemente, l’energia richiesta dai climatizzatori.

3. Usare il timer e la funzione ‘notte’
Grazie a queste funzioni è possibile ridurre al minimo il tempo di accensione dell’apparecchio e aumentare il comfort. Inoltre, consentono di accendere e spegnere il climatizzatore anche a distanza e di tenerlo in funzione per il solo periodo di tempo in cui se ne ha realmente bisogno. La funzione “notte” o “sleep” regola, nelle ore notturne, la temperatura ambiente in modo da rispondere alla variazione della temperatura corporea.

4. Attenzione alla pulizia e alla corretta manutenzione
I filtri dell’aria e le ventole devono essere ripuliti alla prima accensione stagionale e almeno ogni due settimane, perché si tratta del luogo dove più di frequente si annidano muffe e batteri dannosi per la salute, tra i quali il batterio della legionella che può essere mortale.

5. Sostituire le lampadine incandescenti
Gli apporti di calore dovuti all’illuminazione sono una parte non trascurabile del carico termico all’interno delle abitazioni. Il carico termico interno può essere ridotto sostituendo le lampadine esistenti con altre a tipologia a LED. Le luci a LED consumano infatti molta meno energia rispetto all’illuminazione a incandescenza e producono un calore minimo, riducendo il fabbisogno per raffrescamento.

 

Articolo di Matteo Annunziato – Volontario

COS’E LA SUBSIDENZA


Subsidenza

Il fenomeno della subsidenza è in costante crescita, soprattutto nelle zone costiere, ma non solo. Le cause di questo fenomeno, sono due: naturali o antropiche. Ma iniziamo con lo spiegare cos’è la subsidenza.

Con subsidenza si intende il progressivo abbassamento verticale del terreno di una determinata zona, dovuto alla compattazione dei materiali sotto di essa. Questo abbassamento può provocare allagamenti e inondazioni, soprattutto quando le zone interessate sono vicino alla costa o vicino a dei fiumi. Le cause, come detto in precedenza, possono essere naturali o provocate dall’uomo.

Nel primo caso, la subsidenza può scaturire dall’assestamento del materiale sotto la zona interessata, come ad esempio lo schiacciamento di sedimenti porosi, portando ad abbassare tutto ciò che si trova al di sopra di esse, oppure anche a seguito di piccoli movimenti tettonici. Insomma, la subsidenza naturale è un qualcosa che non possiamo prevedere.

Diversamente invece, quando l’uomo inizia ad agire sul territorio, ci si può aspettare fenomeni di subsidenza, accelerando quelli naturali o addirittura provocandoli. Fra le attività che possono innescare la subsidenza in un territorio vi sono: l’eccessivo sfruttamento delle falde acquifere, l’estrazione di idrocarburi e le bonifiche idrogeologiche.

Anche l’Italia non è esclusa dai fenomeni di subsidenza, basti pensare a Venezia (che è vittima sia della subsidenza che anche dell’innalzamento del livello del mare), ma anche la zona del Delta del Po, dove negli anni ‘30/’40 si estraeva metano immettendo acqua marina nel sottosuolo e già negli anni ’50 si subirono le prime e veloci conseguenze (alluvioni e rotte del Po) con successive riparazioni (argini fiumi e mare ma anche bonifiche e ponti).

La subsidenza è un fenomeno globale, ma anche italiano, dove Venezia ne è il più limpido esempio. L’uomo dalla sua, come sempre accade, deve porre attenzione alle proprie azioni, evitando sfruttamenti ed eccessi, perché specialmente per quanto riguarda la subsidenza, gli effetti sono immediati e quanto mai pericolosi.

 

Articolo di Mario Antonio Conte – Volontario