ONDATE DI FREDDO: COME PROTEGGERSI


Neve_4

Con l’attuale irrigidirsi delle temperature, per ridurre notevolmente le conseguenze nocive e i danni alla salute causati dalle ondate di freddo, è utile seguire una serie di precauzioni che possono avere sia un’azione di prevenzione sia di gestione dell’eventuale emergenza.

Come prevenire un’ondata di freddo
Innanzitutto bisogna preferibilmente uscire nelle ore più calde ( dopo le 11 e prima delle 18) , indossando indumenti ed accessori adatti alle basse temperature e al vento. Importante è anche assumere pasti caldi durante la giornata, integrando con molta frutta e verdura che contengono vitamine e sali minerali, e bere almeno 2 litri d’ acqua al giorno, prediligendo bevande come tè o tisane o anche semplici spremute d’arancia, che possono aiutare a mantenere stabile la termoregolazione corporea.
Se possibile, bisogna evitare gli spostamenti e i lunghi viaggi in caso di ghiaccio e/o neve, o altrimenti assicurarsi sempre che la vettura sia in perfette condizioni, dotata di pneumatici invernali e munita di catene a bordo.
Ricordarsi che la temperatura ideale in casa è 21°C, ed è importante evitare dispersioni di calore mantenendo chiusi i locali inutilizzati ed isolate porte e finestre quando si desidera far arieggiare gli ambienti mezz’ora al giorno a riscalmento spento.
Inoltre, è importante non dimenticare di mantenere i contatti con coloro più soggetti alle fragilità causate dal freddo, come parenti o conoscenti anziani, ed offrirgli vicinanza e assistenza, verificando che dispongano di sufficienti riserve di cibo e medicine. Segnalare ai servizi sociali la presenza di senzatetto o altre persone in condizioni di difficoltà.

Cosa fare in caso di emergenza
Bambini piccoli, anziani o persone con malattie croniche o cardiovascolari (asma, diabete, cardiopatia, demenza, problemi motori), sono più suscettibili alle ondate di gelo improvvise; Consultare un medico se si avvertono i seguenti sintomi:
-alterazione della colorazione della cute (in genere le dita)
-sensazione di intorpidimento e prurito alle estremità ( mani, piedi, orecchie)
-difficoltà a camminare, parlare e rimanere concentrati
-confusione mentale
– senso di svenimento e/o perdita di conoscenza
In caso di emergenze più gravi, chiamare il numero unico di emergenza 112 o in alternativa il 118, e prestare un primo soccorso distendendo la persona in un luogo caldo ma lontano da una fonte diretta di calore, prevenire la possibilità di trauma, scaldare delicatamente le estremità corporee e non dare da bere alcolici poiché non aiutano a difendersi dal freddo ma al contrario favoriscono la dispersione di calore dall’organismo.

Articolo di Annunziato Matteo e Casaburi Valeria – Volontari

Rischio Valanghe. Come Affrontarlo


Montagna Innevata

Uno dei pericoli che in natura viene sottovalutato è il rischio valanga. Come tutti i pericoli vi sono informazioni utili a ridurre questo rischio, per cercare quanto possibile di prevenire una valanga e vi sono anche comportamenti da tenere nel caso in cui si viene travolti da una valanga per cercare di sopravvivere il più possibile in attesa dei soccorsi.

Innanzitutto bisogna capire che è possibile prevedere una valanga, ma non di annullare del tutto tale rischio. Infatti esistono i bollettini niveometereologici che ci aiutano a capire la situazione che possiamo trovare in montagna, ma non sono comunque abbastanza, perché basta spostarsi da un massiccio ad un altro che cambiano le condizioni quali l’esposizione al sole e al vento, l’altitudine, ecc. e i rischi annunciati dal bollettino possono variare notevolmente. Unitamente ai bollettini diciamo che bisogna affidarsi alla propria esperienza oppure a quella di una guida alpina.
In generale però le valanghe si verificano maggiormente quando si esce dalle piste segnalate e di queste, la maggior parte dei casi, si verificano proprio a causa del passaggio degli sciatori stessi oltre che dal cambiamento improvviso delle condizioni atmosferiche.

Allora come affrontare questo rischio se il bollettino non basta? Bisogna prendere ulteriori precauzioni, come non uscire mai da soli, ma neanche con un gruppo numeroso di persone al seguito, far sapere a qualcuno il percorso che si vuole seguire e l’orario stimato di ritorno, ed infine portare con se l’equipaggiamento adatto. L’equipaggio base per affrontare questo genere di avventure è costituito da: sonda, una pala da neve e l’ARVA (l’apparecchio di ricerca in valanga). Ma non solo, è consigliabile anche l’uso di un caschetto e negli ultimi tempi si sono diffusi anche gli Airbag per sciatori.

Come ci dobbiamo comportare se avvistiamo una valanga venire verso di noi? In linea generale, bisogna cercare di evitare di venire travolti, quindi fuggire il più rapidamente possibile di lato, cercando di lasciare tutto l’equipaggiamento pesante che non ci serve (ad esclusione dei 3 oggetti citati prima), e se vediamo che la valanga sta comunque per travolgerci, cerchiamo di “nuotare” il più possibile verso l’alto, oppure poco prima cerchiamo di aggrapparci ad un albero robusto o una roccia.

E se si viene travolti? Se sfortunatamente si viene travolti, non bisogna farsi prendere dal panico, soprattutto nei primi minuti, che sono fondamentali poiché la neve ancora non si è compattata del tutto, quando abbiamo ancora la possibilità di effettuare qualche piccolo movimento. La prima cosa da fare è cercare di spostare la neve il più lontano possibile con le braccia e con le gambe e soprattutto fare un respiro profondo per creare la giusta cavità anche davanti ai polmoni. Successivamente bisognare creare una piccola sacca d’aria davanti la bocca per continuare a respirare. Se si riesce a scavare, prima di iniziare bisogna capire in che direzione si è rivolti e qui ci viene in aiuto la forza di gravità, infatti basterà sputare per capire in che direzione muoversi. Ovviamente fondamentale è l’equipaggiamento base, azionando l’ARVA, che aiuterà i soccorsi a trovarci quanto prima possibile.

 

Articolo di Mario Conte – Volontario

 

A PROPOSITO DI RISCHIO METEO-IDRO…


protezione civile bellizzi - webinar

Per lunedì 6 Dicembre dalle 9.30 alle 13.00 il Dipartimento della Protezione Civile ha organizzato, insieme all’Agenzia per la Coesione Territoriale, la fondazione CIMA e la Regione Sicilia, un interessante webinar in cui si parlerà della riduzione del rischio, in particolar modo del rischio meteo-idro, che nelle ultime settimane ha messo in allerta alcune regioni, tra cui la Campania. Protagonista dell’incontro sarà la Regione Sicilia, vittima di numerose alluvioni, che nell’ambito del Programma PON Governance 2014-2020, intende effettuare un miglioramento nella prevenzione non strutturale del rischio idraulico e idrogeologico.

Per chi fosse interessato, è possibile seguire il webinar a questo link.

Qui, invece, il programma dell’incontro. Tra i professionisti anche Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento della Protezione Civile.

Emilia Esposito – Volontaria

LA PREVENZIONE DEL RISCHIO NASCOSTA NEI “DISASTRI CHE NON SONO AVVENUTI”


scolmatore - protezione civile bellizzi

Novembre è uno dei periodi dell’anno in cui, insieme agli altri mesi invernali, si verificano maggiormente eventi meteo-idro del tipo estremo, allertando spesso intere città.

I toscani ne sanno qualcosa, che il 4 Novembre 1966 furono colpiti dalla più grande alluvione della storia Italiana, che danneggiò Firenze e gran parte della regione, sommergendo interi comuni. Da quell’anno ogni pioggia più o meno abbondante li preoccupa.

Oggi mi interessa ricordare quest’evento per ribadire un concetto che mi sta particolarmente a cuore: la PREVENZIONE DEL RISCHIO. E il rischio meteo-idro, rispetto agli altri, è sempre stato più trascurato. Basti pensare a quello che ci hanno insegnato alle scuole elementari, a ciò che insegnano ai nostri figli, ai nostri fratelli più piccoli: di rifugiarsi sotto al banco se si avverte una scossa, di raggiungere un’area spaziosa e non confinante con edifici pericolosi subito dopo una scossa. Ma del rischio meteo-idro non ci hanno mai parlato, eppure ci conviviamo ogni inverno, chi più chi meno.

Nessuno a scuola ci ha mai insegnato su cosa fare in caso di forte pioggia. E soprattutto si tende a ricordare solo gli eventi rimasti nella storia per i danni provocati, e non per quelli “scampati”, che a mio avviso meritano la stessa importanza.

Sempre restando in Toscana, nel 2019 si è scampati allo straripamento dell’Arno grazie allo scolmatore progettato anni fa, che quell’anno è stato messo in funzione per la prima volta. Lo scolmatore è un canale artificiale che, appunto, ha lo scopo di “scolmare” le acque, riducendo di gran lunga il rischio idraulico.

Quando è stato attivato, nel corso di un altro grande evento estremo che avrebbe potuto provocare gli stessi danni dell’alluvione avvenuta anni fa, è stato ripreso l’intero meccanismo dell’opera progettuale da un drone, e a me, ma credo a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vederlo, ha fatto venire i brividi, non per ciò che si è visto, ma per ciò che non si è visto (il disastro che non è avvenuto).

A questo proposito ci tengo a ribadire un pensiero di un autore, che ho già espresso in qualche articolo fa: “Costruire una cultura della prevenzione non è facile. Mentre i costi della prevenzione si pagano nel presente, i suoi benefici si godranno in un futuro lontano. Inoltre, tali benefici non sono tangibili; sono i disastri che non sono avvenuti”.

Ecco, forse focalizzarsi sui disastri “non avvenuti” ci permette di convincere noi, e chi gestisce questo paese, che la prevenzione serve per davvero, e la sua efficacia la si può notare non in quello che succede, bensì in quello che non succede.

Per chi se lo fosse perso, qui trovate il video dello scolmatore!

https://www.youtube.com/watch?v=2wcOb4LsF2I

 

Articolo di Esposito Emilia – Volontaria

LA CAMPANIA VERSO LA LOTTA AL CAMBIAMENTO CLIMATICO


Alluvione_2

I recenti terremoti al largo delle coste campane e le alluvioni delle scorse settimane in Sicilia sono la prova concreta di quanto il cambiamento climatico stia aumentando i rischi cui siamo sottoposti.

“Il tema dell’ambiente deve diventare sempre più un tema di attualità, in relazione della responsabilità che abbiamo di lasciare ai nostri figli e nipoti un mondo in cui poter vivere. Stavo pensando in questi giorni di varare un piano per la nostra Regione semplice: la piantumazione in Campania di un milione di alberi”.

Queste sono le parole del governatore della regione Campania, Vincenzo De Luca, nel corso del solito appuntamento social del venerdì. Una promessa che se mantenuta sarebbe un enorme aiuto alla lotta contro i cambiamenti climatici. Speriamo dunque che il governatore si impegni fino in fondo alla realizzazione di questo progetto, servono urgentemente provvedimenti atti ad abbattere l’inquinamento e l’utilizzo di risorse non rinnovabili.

Articolo di Matteo Annunziato e Valeria Casaburi – Volontari