I viali tagliafuoco

( a cura del Dott. For: Mario De Rosa )

 

 

I viali tagliafuoco sono opere preventive di massima importanza in tutte le situazioni territoriali e con le piu’ disparate tipologie di incendio.
Consistono in vari trattamenti della copertura vegetale differenziati per finalita’ secondo lunghe striscie.

In sede di progetto del viale tagliafuoco, si decide se impostare 1’opera in modo che debba arrestare definitivamente 1’eventuale incendio oppure solo rallentarlo permettendo alle squadre di estinzione di intervenire con successo.

Nel primo caso la vegetazione deve essere totalmente eliminata e la larghezza deve essere notevole.
Essa puo’ variare a seconda delle caratteristiche del luogo tra 100 e 200 m. Nel secondo caso non e’ necessario eliminare la vegetazione, che viene solo ridotta ed e’ sufficiente una larghezza tra 15 e 60 m.  Evidentemente la scelta tra le due soluzioni dipende dalle caratteristiche del territorio, dagli incendi che si verificano e dal servizio di estinzione.
Il viale tagliafuoco e’ un’opera che non puo’ prescindere dalla pianificazione an tincendio. Quando il viale tagliafuoco puo’ fermare 1’incendio solo in base alle sue dimensioni viene definito passivo.

Presenta il vantaggio di non avere bisogno dell’intervento di mezzi aerei o terrestri contenendo cosi il costo di queste strutture.
Cio’ puo’ essere valido per territori molto vasti dove raggiungere l’incendio richiede sempre molto tempo. In questo caso pero’ si deve non solo sostenere una maggiore spesa iniziale di costruzione, ma anche mantenere l’area totalmente priva di vegetazione con un impegno economico gravoso.
II viale passivo, per l’alta superficie di terreno nudo che richiede, male si concilia con la difesa del suolo dall’erosione e quindi, in territori ad orografia accidentata, e’ assolutamente improponibile.

Per questi motivi in Italia e’ raramente impiegato.

Piu’ spesso si ricorre al viale tagliafuoco attivo che e’ progettato per trasformare l’incendio che si propagasse in chioma, che e’ difficilmente affrontabile, in incendio radente permettendo cosi’ alle squadre di fare 1’estinzione con successo.

In questi viali viene fortemente ridotta la biomassa bruciabile totale, specialmente nello strato arbustivo; viene eliminata completamente solo in una limitata fascia centrale che  e’ anche transitabile per i mezzi fuoristrada. Con questi presupposti 1’incendio puo’ venire fermato al bordo del viale sia con 1’attacco diretto che con il controfuoco qui facilmente attuabile. 
La larghezza totale del viale dovra’ variare in base a molti fattori.
I principali sono la pendenza che induce un incremento della velocita’ di avanzamento e la lunghezza massima prevedibile della fiamma. La progettazione dovra’ tenere conto della situazione piu’ difficile, cioe’ di un incendio che procede in salita.
Quindi un viale realizzato correttamente avra’ una larghezza variabile col mutare delle condizioni ambientali.
Talvolta non viene eliminata dal viale la vegetazione arborea adulta e la riduzione della biomassa bruciabile avviene a carico della copertura arbustiva ed erbacea: si ottiene il cosiddetto viale tagliafuoco verde.  Gli alberi vengono diradati e spalcati piu’ energicamente di quanto si faccia nei normali interventi selvicolturali.
Le piante che rimangono hanno la funzione di ombreggiare il terreno e contenere quindi la flora eliofila invadente che con 1’insolazione elevata si affermerebbe in pochi anni; inoltre, essendo spalcati fino ad una certa altezza, non sono minimamente danneggiabili da fronti di fiamma arrestabili con 1’attacco diretto, ne dal fuoco prescritto.

Talvolta un solo viale tagliafuoco non e’ sufficiente per garantire una difesa affidabile e quindi si costituiscono sistemi di viali composti da una dorsale principale, perpendicolare ai venti prevalenti, cui si congiungono i viali secondari, che dividono la foresta in settori, realizzati preferenzialmente sui displuvi.
I viali possono talvolta contrastare con la funzione paesaggistica del bosco e per questo motivo 1’attuale preferenza e’ concessa a quegli interventi che, pur efficaci, sono il meno possibile visibili.
Si diffondono quindi i viali tagliafuoco verdi.

Sono stati anche proposti interventi che non sono veri viali tagliafuoco, ma hanno funzione analoga. Prendono il nome di " tende tagliafuoco" e sono delle aree con specie gia’ presenti nel bosco prima del passaggio dell’incendio ed a esso sopravvissute senza danni.

Queste superfici, con opportuni interventi selvicolturali, vengono estese perpendicolarmente al vento dominante realizzando una barriera che puo’ rallentare 1’avanzamento di un eventuale incendio e, in caso di danni gravi al resto del bosco, rappresentare una striscia di vegetazione superstite che potrebbe essere utile al fine di creare l’ambiente forestale necessario per la formazione del nuovo bosco.

Analogamente e’ stata proposta la realizzazione, all’interno del bosco, di aeree o striscie su cui impiantare latifoglie nobili o specie adatte alla produzione di legno ed effettuare degli interventi colturali che, oltre ad incrementare la produzione rallentano il passaggio del fuoco.

Queste ultime soluzioni dimostrano come le opere intensive si possano affiancare alla gestione selvicolturale e come con il loro abbinamento si possano ottenere validi risultati nella prevenzione degli incendi.

Affinche’ sui viali attivi le squadre possano fare agevolmente 1’estinzione devono essere previsti il collegamento viario, il rifornimento idrico e 1’atterraggio degli elicotteri.

La prima caratteristica e’ quindi quella di avere la striscia centrale percorribile dai mezzi, in collegamento con la rete viaria forestale, per potere raggiungere 1’incendio in tempo utile.

Quando cio’ non e’ possibile perche’ la pendenza e’ accentuata, 1’area centrale deve essere comunque sempre percorribile a piedi dalle squadre. Per assicurare la continuita’ della estinzione, il rifornimento idrico sara’ proporzionato ai mezzi che si prevede di utilizzare.

Analogamente a quanto vale per la distribuzione degli invasi per rifornire gli elicotteri, anche in questo caso, dovranno essere disposti molti punti di rifornimento di piccola capacita’.
La loro frequenza puo’ essere stabilita solo in sede di progetto, tuttavia in linea di massima sara’ piu’ elevata quanto maggiore e’ la pendenza del viale e la intensita’ prevista dell’incendio.
Lungo il viale, gli invasi dovranno limitare al massimo 1’impatto sull’ambiente; sono quindi da evitare le opere murarie e gli scavi, privilegiando le scelte costruttive basate su contenitori trasportabili e smontabili della capacita’ di 20 – 30 mc.

Vi e’ il problema del rifornimento idrico delle vasche.
In parte si sfrutteranno le sorgenti, tuttavia considerato 1’elevato numero di punti idrici da collocare, sara’ anche necessario raccogliere 1’acqua piovana. Per questo si possono realizzare dei bacini di captazione impermeabilizzando uno strato di terreno di ampiezza proporzionata alle precitazioni annue della zona.

Anche in questo caso si puo’ limitare 1’impatto ambientale facendo la captazione ipodermica dell’acqua, realizzando cioe’ un bacino di raccolta impermeabilizzando uno strato di terreno dopo avere asportato il cotico erboso che sara’ in seguito posto sullo strato impermeabile stesso.
Una terza struttura’ che deve caratterizzare i viali attivi e 1’insieme delle piazzole di atterraggio per gli elicotteri.

Queste aree possono essere realizzate rispettando regole tecniche molto semplici e non richiedono opere costose.
In primo luogo la piazzola deve avere attorno un’area di rispetto priva di ostacoli (alberi, cespugli, ecc.) di un’ampiezza proporzionale al tipo di elicotteri che si prevede di usare.

Il profilo del terreno su cui e sita deve possibilmente scendere bruscamente nella direzione verso la quale si prevede di fare partire 1’aeromobile carico, permettendogli maggiore sicurezza sia perche’ in questo modo potra’ fare il decollo traslato (sfruttando quindi la portanza traslazionale), sia perche’ il vuoto su cui verrebbe subito a trovarsi gli garantirebbe spazio di manovra anche nel caso in cui non fosse stato possibile prendere immediatamente quota.

Anche nelle strette vicinanze della piazzola deve esserci il rifornimento idrico, in questo caso preferibilmente alimentato da un’immissione capace di garantire alimentazione continua ai serbatoi trasportabili dall’elicottero, considerando che la capacita’ di carico arrivi a 8oo litri e che la cadenza di lancio sia di 3 minuti.

L’insieme delle piazzole per gli elicotteri, site lungo il viale nell’area di manovra utilmente esplorata dall’aeromobile durante l’estinzione di un incendio, deve poter assicurare il rifornimento idrico per un tempo basato sulla durata media dell’intervento aereo.

In Piemonte questo valore e’ di quasi 4 ore.
Altri accorgimenti che devono caratterizzare la piazzola di atterraggio sono il terreno piano anche se leggermente inclinato, la superficie inerbita o con pavimento di cemento ma comunque realizzata in modo da non causare polvere durante atterraggio e decollo, la manica a vento.

I viali tagliafuoco sia attivi che passivi devono essere mantenuti in efficienza limitando cioe’ 1’affermarsi della vegetazione erbacea ed arbustiva perche’ altrimenti diverrebbero assai facilmente attraversabili dal fuoco.

Molto frequentemente e dove la pendenza lo consente si impiegano mezzi meccanici che asportano totalmente il cotico erboso.
Questo sistema e’ veloce e di costo contenuto ma ha 1’aspetto negativo di rimuovere il terreno causando successivamente un’erosione accelerata. Tuttavia questo sistema e il piu’ usato anche in Piemonte dove i viali tagliafuoco sono pochi.

L’eliminazione della biomassa bruciabile puo’ essere anche indotta dal pascolamento intensivo di animali.
Assai adatte a questo scopo sono le capre che se gestite con appositi recinti, opportunamente spostati, possono limitare fortemente non solo lo strato erbaceo, ma anche gli arbusti.
L’utilizzo degli animali e’ assai limitato: il loro impiego in questo caso non permette piu’ produzioni di carne e latte poiche’ 1’alimentazione diviene poco valida.
In alcune nazioni e’ stato proposto 1’uso dei diserbanti che a seconda delle estensioni da trattare si possono distribuire da terra o addirittura con mezzi aerei.
Anche se 1’eliminazione della vegetazione si ottiene, permangono delle perplessita’ sul loro impiego nelle aree forestali.