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I viali tagliafuoco
LA LOTTA ATTIVA
Si intende per lotta
attiva AIB, l'insieme delle azioni che vengono
esercitate dopo l'insorgere di un incendio al fine di
determinarne lo spegnimento o la riduzione. Gli
operatori AIB, una volta raggiunto il luogo
dell’incendio, e dopo aver facilmente spento le deboli
fiamme che si muovono sopravvento, dovranno procedere
rimanendo sopravvento al fronte principale . Utilizzando
l'acqua (che raffredda e soffoca) il terriccio (che
soffoca) o sottraendo l'ossigeno necessario alle fiamme
comprimendo l'aria ( con i flabelli o con i
motosoffiatori), l'ampiezza del fronte d'incendio verrà
progressivamente diminuita sino all'estinzione del
fuoco. Uno schema metodico che da buoni risultati è il
seguente: per uno o entrambi i fronti dell'incendio che
procede in favore di vento, verrà gettata dell'acqua
sulle fiamme per ridurne l'altezza (ove non sia
disponibile l'elemento liquido si potrà usare il
terriccio), di seguito si useranno i flabelli o i
motosoffiatori per spegnerle completamente e quindi si
sposteranno i tizzoni all'interno dell'area già bruciata
per impedirne il contatto con la vegetazione
combustibile (azione di bonifica).A questo punto basta
lasciare uno o due operatori che spengano rapidamente e
senza sforzo, i piccoli focolai provocati da eventuali
tizzoni sfuggiti all'opera di bonifica.
Questo è il
procedimento standard, che evita ogni pericolo per
l'operatore che si trova sempre su un terreno già
percorso dal fuoco e sopravvento rispetto al fumo. Non
sempre è possibile rispettare tale procedimento, sia per
la natura del terreno o della vegetazione sia per
eventuali mutamenti nella direzione del vento.
Talvolta il fuoco
viene, per improvvisa necessità affrontato sottovento.
In tal caso è necessario un forte getto d'acqua
un'adeguata protezione del viso e delle mani
dell'operatore e l'uso di maschere antifumo. Tuttavia,
in tali condizioni, non è possibile operare che per
poche decine di secondi e, quindi, gli operatori devono
avere, in ogni caso, la possibilità di mettersi
velocemente al riparo in condizioni di assoluta
sicurezza e con aria respirabile. Laddove l'incendio
prosegua con una certa lentezza da pascoli o coltivi
verso una formazione boscata, l'operatore può valutare
(in condizioni di vento debole e costante) di operare
sottovento ( benchè ad una distanza tale di poter
respirare aria pura), tagliando la striscia di
vegetazione antistante la formazione boscata. In tal
modo si evita il contatto tra le fiamme del campo e gli
alberi, salvando così il bosco. Chi è molto esperto e
intende assumersi la responsabilità civile e penale di
possibili danni, può usare anche, nel caso
sopradescritto, la tecnica del controfuoco. Tale tecnica
consiste nella rapida e costante accensione di piccoli
focolai adiacenti in successione lineare, spegnendone la
parte che si avvicina verso il bosco e lasciando
camminare quella che si dirige verso il campo. In tal
modo si giungerà (ma in maniera molto più rischiosa)
allo stesso obiettivo di impedire che le fiamme
raggiungano il bosco.
Ogni azione di lotta
attiva è, comunque, diversa dall'altra, dato l'enorme
numero di variabili presenti, e solo l'esperienza e la
vicinanza di persone esperte possono garantire risultati
progressivamente soddisfacenti. In ogni caso le
raccomandazioni alla prudenza, alla lucidità e alla
calma, non saranno mai abbastanza. Come pure il
controllo costante delle proprie e altrui condizioni
fisiche e psicologiche di lavoro. Un'incertezza o un
gesto temerario possono causare inconvenienti molto
gravi che possono arrivare alla morte per asfissia o per
ustioni. Lavorare sempre sopravvento al fuoco, in buone
condizioni psico-fisiche e con facili vie di fuga è il
consiglio pressante che ci sentiamo di dover dare agli
operatori sino ad ossessionarli. Tali raccomandazioni
sono ancora più accentuate quando si usano gli
automezzi: alle condizioni di rischio previste per chi
opera a terra, si aggiungono la scarsa visibilità, i
rischi di circolazione su strada di un mezzo appesantito
dai carichi d'acqua,e i rischi di blocco o ribaltamento
della guida fuoristrada. Pertanto i conduttori di
automezzi dovrannno far camminare il loro veicolo solo
in zone già percorse dal fuoco, seguendo percorsi che
garantiscano immediate vie di fuga (su terreni
accidentati i veicoli sono molto più lenti delle
persone), mantenendo una adeguata distanza di sicurezza
anche dalle fiamme poste sottovento e preferendo la
noiosa fatica di far svolgere e riavvolgere i tubi e le
manichette delle motopompe, al pericolosissimo rischio
di un contatto con le fiamme o il fumo.
STRUMENTI E MEZZI
Oggigiorno siamo
abituati a credere che le tecnologie possano risolvere
ogni genere di calamità naturale mettendo in secondo
piano il contributo dell'uomo. Le immagini televisive
che mostrano aerei ed elicotteri impegnati sul fronte di
paurosi incendi, celano quello che avviene più in basso,
dietro la densa cortina di fumo. E' a terra che si vince
la battaglia contro gli incendi, e il lavoro svolto da
migliaia di anni è sempre lo stesso: soffocare le fiamme
e controllare minuziosamente che non si riaccendano alla
prima folata di vento. Per far ciò ai montanari sono
sempre bastate le frasche, le pale e modesti
quantitativi di acqua. Oggi disponiamo di strumenti un
pò più sofisticati, ma che in sostanza assolvono alle
stesse funzioni.
FLABELLI
Servono a sottrarre
ossigeno al fuoco, colpendolo vigorosamente dall'alto
verso il basso. Realizzati con manici in legno o in lega
di alluminio con strisce di materiale ignifugo sono
utili negli incendi della vegetazione erbacea.
PALE
Si usano per gettare a
terra sul fuoco per soffocarlo e per scostare i tizzoni
dalla vegetazione infiammabile dopo che le fiamme sono
state spente.
MOTODECESPUGLIATORI
Sostituiscono le
falci, ingombranti e pericolose, nel taglio della
vegetazione, laddove si tratti di preparare una linea di
difesa (ad es. per isolare il lato di un bosco da un
campo di fiamme). Si tratta di macchine con un piccolo
motore a due tempi che fà ruotare un disco dentato o un
cavo di nylon per tagliare erbe e cespugli.
POMPE SPALLEGGIATE
Servono a gettare
acqua nebulizzata per abbassare la temperatura delle
fiamme. Si tratta di taniche che si indossano come uno
zaino, con una pompa a mano o a motore e un cannello o
un cono per l'irrorazione. Sono molto utili sui terreni
accidentati dove le autopompe non possono arrivare, pur
essendo piuttosto pesanti e ingombranti nei movimenti.
MORTOSOFFIATORI
Apparecchi dotati di
motore a due tempi che dirigono un getto di aria
compressa mista ad acqua nebulizzata sulle fiamme. Il
serbatoio dell'acqua è piuttosto piccolo ma, spesso, la
sola aria compressa è sufficiente a spegnere le fiamme.
Negli incendi di lettiera, il getto d'aria è molto utile
per separare i tizzoni dal materiale fogliare
incombusto.
SOSTANZE RITARDANTI
Vengono usate sia in
fase di prevenzione sia durante la lotta attiva,
effettuando delle irrorazioni aldilà del fronte
dell'incendio, arrestandone così l'avanzata. Sono
soprattutto a base di fosfato di ammonio e vanno
utilizzate diluendole in alcuni mezzi aerei. Dati i
costi elevatissimi e i risultati dubbi, se ne sconsiglia
l'uso.
AUTOPOMPE
Ne esistono diversi
tipi, montati su veicoli a trazione integrale e con
ampia dotazione di manichette e lance di regolazione del
getto. I più usati dal CFS sono il TSK 400 Baribbi
(serbatoio da 400 lt) montato sulla Fiat campagnola, e
altri modelli montati su veicoli Fiat OM 75 e 90 PC 4x4,
con serbatoi di circa 3000 lt.
Buoni risultati
vengono ottenuti con motopompe da 30/40 atm., con
cisterne da 500 lt. e tubi raccordabili sino a 100 mt.
di lunghezza, montati sui vari tipi di fuoristrada che
posseggano un cassone posteriore di dimensioni adeguate.
TRATTORI E BULLDOZER
Servono a predisporre
fasce di terreno prive di vegetazione per arrestare la
continuità della vegetazione e fermare l'incendio.
AEROMOBILI
Tra gli aerei i più
comunemente utilizzati sono gli Hercules 230 e i G222,
attrezzati con moduli appositi per il lancio di sostanze
ritardanti (circa 6000 lt caricati a terra) e il
Canadair CL 215 che "pesca" l'acqua direttamente dai
laghi e dal mare, decisamente più adatto per la rapidità
ei minori costi di esercizio. Gli elicotteri (Breda
Nardi Nh 500 D e Augusta Bell 206 B) trasportano grossi
secchi riempiti con acqua e sostanze ritardanti (300-500
lt) e vengono usati anche per l'osservazione e il
controllo degli incendi. L'elicottero pesante CH 47 C
Chinook con secchio da 5000 lt viene usato di frequente
ma è poco veloce e impreciso nei lanci.
IMPIANTI RICE -
TRASMITTENTI
Servono a garantire le
comunicazioni fra le squadre d'intervento, i mezzi aerei
e le centrali operative. Vengono soprattutto usati
apparati in VHS in AM e FM, ma dato il sovraffollamento
dell'etere spesso creano delle difficoltà. Per le
comunicazioni a breve distanza (15-20 Km.) molti gruppi
di volontariato usano apparecchi in Citizen Band, ma con
risultati piuttosto dubbi.
L'avvento dei telefoni
cellulari ha risolto parecchi problemi a tutti i servizi
di emergenza e, oggi, in zone di comunicazioni
disturbate come la Provincia di Roma, rappresentano il
mezzo di comunicazione con il miglior rapporto
efficacia/economia.
INDUMENTI
Devono assicurare una
sicura protezione dal calore, dal fumo e da scintille e
tizzoni, compatibilmente con le situazioni ambientali
con le quali si indossano. Le tute devono essere intere
ad evitare che il peso della giacca induca a liberarsene
lasciando le braccia esposte, leggere ma con una certa
resistenza alle bruciature e di colore ben visibile. Le
scarpe alte con suola isolante. Il copricapo aereato e
leggero, ma in grado di riparare da possibili colpi. Va
inoltre indossato un cinturone con ganci che permetta il
trasporto di accessori personali quali maschere
antifumo, guanti, occhiali ecc. Per quanto sia
necessario l'uso di borracce non è consigliabile
portarle addosso, per il sovraccarico che ne consegue, e
il surriscaldamento a cui sono esposte. E' preferibile
conservare l'acqua in contenitori refrigeranti lontani
dal fuoco.
LA
PREVENZIONE
Se i sistemi di difesa
basati sulla prevenzione trovano sufficiente
applicazione in numerosi settori di rischio della
collettività ( salute, igiene, educazione, criminalità,
ecc.), nel settore AIB assistiamo, nel nostro Paese a
lacune e abissali carenze alle quali va imputata la
maggior parte del degrado del patrimonio boschivo. In
questa sezione tratteremo di tutte quelle iniziative
mirate a ridurre preventivamente il rischio d'incendio
in maniera di limitare gli interventi contro l'emergenza
ad una casistica meno drammatica di quella attuale.
Difesa passiva dei
boschi
Nella sezione dedicata
alla lotta attiva, abbiamo considerato i rischi e le
fatiche a cui viene sottoposto il personale impegnato.
La sezione sui mezzi e dotazioni tecniche,ci ha dato
un'idea dei costi economici che un'azione di spegnimento
comporta. Le azioni di prevenzione, al contrario, non
comportano rischi e il loro costo è decisamente
inferiore a quello delle operazioni di spegnimento.
Senza voler approfondire troppo in termini di calcolo
economico, la questione cercheremo di dare un esempio
pratico dell'incongruità delle scelte di intervento
postumo a scapito delle azioni di prevenzione:
considerando un bosco di 400 Ha. che occupa un'area
geometricamente molto irregolare, possiamo calcolarne il
perimetro in 10 Km.. Se questo bosco prende fuoco e la
progressione delle fiamme è relativamente bassa (5 mt.
/min. ) avremo una perdita di legname valutabile intorno
ai 30 milioni. I costi di un intervento di spegnimento
effettuato con mezzi aerei possono essere valutati in
media sui venti milioni l'ora (calcolo per difetto e
senza considerare l'uso di sostanze ritardanti e il
personale di terra) e in ogni caso la perdita di legname
viene solo ridotta in minima parte. Un'azione preventiva
di pulizia delle fasce perimetrali del bosco suddetto,
costa, invece quanto 5 giornate lavorative di un
trattorista con relativa macchina. Eliminando la
vegetazione secca infestante per una fascia di cinque
metri esternamente al perimetro del bosco, praticamente
si riduce a zero il rischio d'incendio. In passato si è
cercato di raggiungere lo stesso risultato irrorando con
liquido ritardante le fasce perimetrali dei boschi, ma
gli alti costi e il rischio di dilavamento per pioggia
delle sostanze impiegate, sconsigliano tale pratica. Un
altro sistema sperimentato in Francia consiste nel
pascolo controllato delle capre nelle zone in cui deve
essere eliminata la vegetazione erbacea. Tuttavia nei
fragili ecosistemi forestali della Provincia di Roma,
tale pratica andrebbe tenuta sotto strettissimo
controllo per non creare danni alle giovani essenze
arboree. Infine, sarebbe opportuno che all'interno dei
complessi boscati di una certa entità, venissero create
delle piste sterrate per favorire il transito dei
veicoli antincendio e interrompere la continuità della
vegetazione in caso di incendio.
CAMPAGNE EDUCATIVE
Nonostante il gran
risalto dato alla comunicazione sugli incendi da parte
dei mass media, i risultati tardano a concretizzarsi.
Molto spesso l'informazione viene data in maniera poco
puntuale, senza nessun collegamento con le campagne
pianificate dagli enti locali e con gravi lacune tecnico
scientifiche. A nostro giudizio sembrano cogliere
migliori risultati le iniziative d'informazione rivolte
alle categorie di cittadini più interessati al fenomeno,
in particolare gli agricoltori, avvertendoli dei rischi
di certe pratiche e abitudini, e ammonendoli sulle
responsabilità penali e civili a cui vanno incontro
esponendo la collettività al pericolo di incendi. La
propaganda nelle scuole, oltre a formare una generazione
più sensibile al problema per gli anni futuri, può alle
volte trasformare i ragazzi in vacanza in piccoli
"rangers" volontari che segnalano la presenza di
focolai. Vanno inoltre sensibilizzati tutti i soggetti
(turisti "ecologici", pescatori, escursionisti, marinai
da diporto ecc.) perché segnalino ai comandi di stazione
del CFS le situazioni di pericolo. Tutte le forze di
pubblica sicurezza e dell'esercito vanno ovviamente
coinvolte, attribuendo in questo caso anche compiti di
primo intervento per quanto riguarda il pericolo alla
popolazione civile. Ciò comporta indubbiamente un
sovraccarico di informazioni per le centrali operative,
ma riteniamo che, ove vengano fornite ai potenziali
collaboratori informazioni precise per valutare con
esattezza i livelli di rischio, (ad es. con una
massiccia campagna di diffusione di brevi opuscoli) e
facendo conoscere i recapiti dei presidi territoriali
che possono facilmente controllare la fondatezza delle
segnalazioni, i risultati potranno essere soddisfacenti.
Abbiamo sperimentato tale sistema nella zona di Castel
di Decima, da noi presidiata sin dall'80, e ciò si è
rivelato estremamente proficuo, (specialmente nelle ore
notturne quando è impossibile mantenere un punto
d'osservazione permanente, e nelle zone d'ombra dei
nostri punti d'avvistamento).
CONTROLLO E MONITORAGGIO DEL TERRITORIO
Se si ha una buona
conoscenza del territorio da presidiare, all'inizio
della stagione di rischio va effettuata una mappatura di
pericolosità delle zone esposte.
Va verificato
l'andamento stagionale di crescita della flora erbacea,
l'indice di piovosità relativa, lo stato del sottobosco
e della lettiera, il tipo di colture agricole in corso
di rotazione, la presenza di attività di pastori,
carbonai, boscaioli, ed escursionisti. In base a tale
mappatura si intensificheranno i controlli sulle aree
considerate più esposte, con frequenti passaggi durante
la giornata di personale riconoscibile da distintivi o
uniformi che si fermerà a parlare con la gente fornendo
informazioni e ammonendo sui pericoli di incendio.
I veicoli più efficaci
in tale attività sono risultati essere le motociclette
"da Enduro" per la capacità di raggiungere quasi ogni
luogo, per la velocità sia su strada che su fuoristrada,
per i ridotti consumi e per il comfort che offrono,
specialmente con le alte temperature estive.
LO
SPEGNIMENTO
Gli interventi di
spegnimento iniziano nel momento in cui si raggiunge il
luogo ove si svolge un episodio di incendio. Abbiamo già
sottolineato il fatto che la rapidità di inizio delle
operazioni di spegnimento é il fatto decisivo dell'esito
di un intervento, pertanto sarà opportuno elaborare
rapidamente una strategia da seguire, iniziando il prima
possibile a limitare l'estensione del fronte del fuoco.
Non é possibile, senza notevole esperienza, ma anche in
questo caso gli errori sono frequenti, scegliere sempre
la maniera migliore per muoversi.
Intensità e costanza
del vento, condizione del terreno e della vegetazione,
come abbiamo visto sono fattori variabili che
determinano scostamenti notevoli dal modello generale
che si prende in considerazione; tuttavia durante le
operazioni terremo sotto controllo l'evolversi della
situazione modificando o correggendo le nostre mosse in
relazione al suo evolversi. Gli interventi di lotta a
terra, a meno che non si disponga di grosse autobotti e
di una riserva d'acqua illimitata, vanno sempre
concentrati nel momento in cui l'intensità delle fiamme
cala temporaneamente. Un calo di vento, un pendio in
discesa, un tratto fresco di vegetazione, sono momenti
in cui lo sforzo é più proficuo e la pericolosità per il
personale ridotta, ed é in questi momenti che
intensificheremo gli sforzi, per poi riposare e
risparmiare acqua quando la dirompenza delle fiamme
renda vano il lavoro a terra.
Come abbiamo visto il
fuoco si muove soprattutto in favore di vento, formando
un poligono irregolare di forma vagamente triangolare.
Noi dunque, dopo aver facilmente spento le fiamme che si
muovono contro vento, agiremo su due lati del fronte,
spegnendo progressivamente le fiamme fino a raggiungere
il vertice del fronte ponendo fine all'incendio. Allo
scopo, su ogni lato si muoverà una squadra formata da
tre elementi: il primo, con la pompa spalleggiata o
l'atomizzatore, irrorerà le fiamme raffreddandole; il
secondo le soffocherà con il flabello; il terzo, con la
pala, getterà i tizzoni ancora fumanti all'interno della
parte già bruciata, ad evitare una ripresa delle fiamme.
Qualora il fronte
delle fiamme sia talmente vasto da non poter essere
spento e si stia dirigendo verso un complesso boscato, é
possibile intervenire approntando dinanzi a quest'ultimo
una linea difensiva con un controfuoco. Si tratta di
predisporre una fascia priva di vegetazione con l'aiuto
di motodecespugliatori, appiccando il fuoco in più punti
spegnendo le fiamme in favore di vento e lasciando
andare le altre in direzione del fronte principale.
Questo si fermerà non trovando più materiale
combustibile sul suo percorso. Tale operazione va in
ogni caso effettuata solo dopo una lunga preparazione,
in condizioni di venti moderati e costanti laddove
esista la possibilità per il personale di allontanarsi
rapidamente in caso di imprevisti. In ogni intervento
vanno comunque scrupolosamente osservate le seguenti
norme:
a) Il personale deve
essere riparato con idonei indumenti
b) Vanno allontanati e
sostituiti gli elementi che mostrino segni di
affaticamento o malessere fisico, facendoli riposare in
luoghi ombreggiati e al riparo dalla possibilità di
essere raggiunti dal fumo e dalle fiamme
c) Va individuato un
luogo sicuro ove parcheggiare i veicoli di trasporto
facilmente raggiungibile e sorvegliato da un elemento
che manterrà i contatti radio con la base
d) Vanno evitati
sforzi continui che superino i 10 minuti
e) Le squadre dovranno
essere dirette da un responsabile che controlli
costantemente l'evoluzione del fuoco e il lavoro dei
compagni, prevedendo possibili rischi e complicazioni
f) In ogni caso va
privilegiata la sicurezza delle persone
g) Nella scelta dei
percorsi per raggiungere o allontanarsi dall'incendio
vanno scelte le soluzioni che permettano di raggiungere
la base operativa o i centri di pronto soccorso senza il
rischio di rimanere bloccati
h) Gli elementi
scarsamente capaci o insofferenti nell'adempiere le
direttive dei responsabili sono da considerarsi
assolutamente non idonei in quanto causa di pericolo per
se stessi e per gli altri.
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